Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, intervenuto il 19 aprile al convegno “Nuovi strumenti ed opportunità per la rigenerazione urbana e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” sintetizza:
“Bisogna andare sempre di più sugli incentivi sulla classe energetica degli edifici, non possiamo restare all’infisso”
Sicuramente l’Italia è un paese meraviglioso, che soffre e che possiede un patrimonio abitativo in pessime condizioni e con delle periferie complicate. Quando si parla di rigenerazione urbana bisogna pensare non alla sola riqualificazione degli edifici, ma ad una sfida decisamente superiore: bisogna pensare non tanto alla riqualificazione di appartamenti o dei condomini, ma ad interi quartieri.
Il 79.2% degli edifici è stato costruito prima del 1980 e solo 10.1% dopo il 2000. Inoltre l’81.5% delle abitazione è caratterizzato da un livello di isolamento termico valutato dagli inquilini come medio o scarso. La situazione non migliora quando parliamo degli impianti termoidraulici installati, quasi la metà (49.5%) realizzati prima del 1990 e solo il 27.3% dopo il 2000. Siamo quasi alla catastrofe quando parliamo di rinnovabili: solo il 5.6% delle abitazioni è dotata di impianto solari termini e il 2.5% fotovoltaici.
Questa situazione di degrado del patrimonio immobiliare rappresenta sicuramente uno degli ostacoli maggiori al raggiungimento degli obiettivi del 20-20-20.
“l’Italia ha bisogno di un coordinamento strategico di ampio respiro che delinei politiche urbane di lungo periodo in grado di realizzare, attraverso nuove norme urbanistiche, la rigenerazione urbana sostenibile congiuntamente allo stop al consumo di suolo, all’efficientamento energetico, a misure per favorire l’inclusione sociale” (Giuseppe Capocchin, Presidente CNAPPC)
Sicuramente, rigenerare le città significherebbe fare ripartire l’edilizie e di conseguenza l’intera economia del paese, ma per farlo bisogna costruire una nuova visione del futuro delle aree urbane che metta al centro i cittadini, la cultura e che renda le nostre città protagoniste della competizione internazionale sul terreno della capacità di attrazione degli investimenti.
Difficile? No, non è così.
Guardate i dati pubblicati da Findomestic ad aprile 2016 con focus sui giovani under 35:
Quindi cosa fare?
La riqualificazione del nostro patrimonio deve sicuramente dall’efficienza energetica creando una leva finanziaria che permetta ai progettisti di lavorare in alto, con cultura, intelligenza e capacità.
Bisogna pensare al bello, senza averne un idea compatta, ma capendo che (sopratutto nella nostra civiltà) è frutto di una serie di stratificazioni.
Non abbiamo bisogno di denaro: abbiamo le detrazioni, i certificati bianchi, le ESCo, le società di sviluppo, quelle di costruzioni, le società energetiche… abbiamo però bisogno di volontà da parte del pubblico, di tempi certi nelle autorizzazioni, di un pensiero comune di ristrutturazione urbana, di partecipazione e di essere accompagnati dalle amministrazioni nel complesso percorso di rendere le nostre città più intelligenti, funzionali, culturalmente attive e.. belle.
Le risorse esistono, il percorso è possibile e percorribile, tanto che qualcuno è già partito…